Solo: A Star Wars Story

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Solo: A Star Wars Story
Solo: A Star Wars Story

Il film dedicato al personaggio di Han Solo è uno spin-off a basso rischio, ma da non demonizzare

L’aura leggendaria che avvolge Star Wars rende quasi impossibile parlarne in termini che siano al di sotto dell’eccellenza, senza rischiare la lapidazione da parte dei fan più accaniti. Eppure, così come Il Risveglio della Forza (2015) è apparso a spettatori e critici un esperimento ben riuscito, Gli Ultimi Jedi (2017) ha destato più di una perplessità, incluse quelle dell’attore Mark Hamill, che ha dichiarato di aver seguito le indicazioni del regista Rian Johnson, ma di non aver gradito il percorso scelto per il personaggio di Luke Skywalker.

Un capitolo a parte lo meritano gli spin-off, dei quali forse non sentivamo la necessità, ma che con Rogue One (2016) si sono guadagnati un posto d’onore nella saga creata da George Lucas. Che l’epopea sia destinata a sopravviverci è una certezza, che i nuovi episodi targati Disney siano tutti all’altezza del film di Gareth Edwards, un po’ meno.

Solo: A Star Wars Story, scritto da Jonathan e Lawrence Kasdan e diretto da Ron Howard, s’inserisce nella narrazione come la storia delle origini d Han Solo, il personaggio reso famoso nel 1977 da Harrison Ford. Il film ha debuttato martedì scorso, tra le critiche, al Festival di Cannes e arriverà nelle sale italiane il prossimo 23 Maggio.

Solo è un film da guardare con obiettività: concepito come uno space western, il film racconta la giovinezza del futuro pilota del Millennium Falcon, la storia della sua amicizia con il wookie Chewbacca e il loro primo incontro con Lando Calrissian. Ma c’è di più: se per molto tempo ci siamo chiesti da dove venissero la spavalderia e la diffidenza di Han Solo nei confronti delle donne, il film risponde anche a queste domande con i personaggi di Tobias Beckett, criminale e suo mentore, e Qi’ra, la donna della quale il giovane s’innamora.

L’attore Alden Ehrenreich interpreta Han Solo e bisogna riconoscergli un merito: pur non avendo una fortissima somiglianza con Harrison Ford, la sua gamma espressiva lo ricorda abbastanza da renderlo credibile. Il resto del cast è ben assortito: funziona la Daenerys di Game of Thrones, Emilia Clarke, qui volto del personaggio seducente e controverso di Qi’ra; funziona l’ironia di Donald Glover nel ruolo di Lando Calrissian e funziona l’eterna canaglia Woody Harrelson, perfetto nei panni del delinquente anche se trapiantato su un pianeta di fantasia.

Il cast c’è, il regista pure (Ron Howard sembra nato per dirigere questo genere di film), le lacune sono da cercarsi nella sceneggiatura, con una prima parte del film che manca di smalto e una seconda più vivace, fatta di sparatorie, duelli e divertenti battibecchi tra i protagonisti, di cui l’impagabile gestualità di Chewbacca è il fiore all’occhiello.

Solo è un buon film, non eccezionale, ma rispetto al suo illustre predecessore è uno spin-off a basso rischio, probabilmente indirizzato a un pubblico di giovanissimi. Ron Howard sarebbe riuscito a fare di meglio con una storia più strutturata e avvincente.

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‘Solo: A Star Wars Story’ – Trailer

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